
PROSPETTIVE E LIMITI DELL'ECONOMIA QUANTITATIVA
Author(s) -
Luigi Lodovico Pasinetti
Publication year - 2013
Publication title -
incontri di studio
Language(s) - English
Resource type - Journals
eISSN - 2384-9878
pISSN - 2279-5251
DOI - 10.4081/incontri.2008.48
Subject(s) - humanities , philosophy , art
Riassunto. –L’economia politica è, tra le scienze umane, quella che maggiormente sperimenta l’attrazione verso i metodi quantitativi e in particolare verso la matematica e la statistica. Recentemente questa attrazione si è fatta ancor più forte che in passato, al punto che non è raro trovare, tra gli economisti, dei teorici che amerebbero vedere l’economia considerata come un ramo della matematica applicata. Ma sarebbe davvero utile convogliare l’economia tra le scienze naturali o addirittura spingerla al ruolo di un ramo della matematica applicata? Una attenta riflessione porta ben presto alla constatazione che il rapporto tra economia e matematica è molto più complesso di quanto possa sembrare a prima vista. L’autore sottolinea che ci sono almeno quattro caratteristiche che differenziano l’economia politica dalle scienze naturali: l’oggetto di studio; la finalità della ricerca economica tesa ad influenzare l’oggetto di studio; la sua caratteristica di disciplina per certi aspetti positiva e per altri aspetti normativa; il coinvolgimento dei giudizi di valore. Per illustrare queste differenze e inquadrare la dimensione autonoma dell’economia politica, l’autore ricorre ad una rassegna critica delle opinioni di alcuni economisti di rilievo, che hanno dedicato contributi all’argomento qui in discussione. Specifici riferimenti vengono fatti a Marshall, Keynes, Hicks, Morishima e – tra gli economisti maggiormente presenti nelle nostre discussioni – a Sraffa e Sen, ai quali ultimi l’autore si sente più vicino.***Abstract. – Among the human sciences, economics is the one experimenting a high degree of attraction towards quantitative methods and, in particular, towards mathematics and statistics. In our times, this attraction is even stronger than in the past, so that it is customary to find, among economists, theoreticians aiming at presenting economics as a branch of applied mathematics. Is it really useful to include economics among the natural sciences, or even to consider it as a branch of applied mathematics? A careful reflection leads quickly to the awareness that the relations between economics and mathematics are much more complex than one can see at first sight. The Author underlines that there are at least four characteristics which differentiate political economy from natural sciences: the object of study; the purpose of economic research (which has an influence on the object of study); its characteristic of being a discipline which is both positive and normative; the dependence on value judgements. To illustrate such differences, and to focus on the autonomous dimension of political economy, the Author critically reviews the opinions of some famous economists, who contributed to the subject under discussion. Specific references are made to Marshall, Keynes, Hicks, Morishima and – among the economists more relevant to the present discussion – Sraffa and Sen, to whom the Author feels closer than to the others.